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Andrea Sacco
Posted Apr 26, 2007 6:45 PM
AndreaSacco
Torino, IT
Post #: 1,450
Dalle news del mitico Fabio bovi Fabionews

20.04.2007 ? La Stampa
Caselli contro Grasso
"Io ho la schiena dritta"

«Processi gogna? In questi anni ho visto solo beatificazioni in tv»

GIANCARLO CASELLI, Procuratore generale di Torino
Gentile Direttore: Ho letto l'articolo che la Stampa del 18 aprile ha pubblicato a pag. 11 con il titolo «Processi - spettacolo inutili contro la mafia» presentando un libro-intervista che il dr. Pietro Grasso ha scritto col vostro collaboratore dr. Francesco La Licata. Ho notato l'ampio rilievo (titoli, sottotitoli, accostamenti fotografici) che il Suo giornale ha dedicato alle opinioni poi riassunte nell'articolo, opinioni che sembrano chiamarmi più volte in causa.

Non essendo incline a polemiche su beghe piuttosto vuote, avrei rinunciato ad intervenire se non avessi ricevuto tantissime telefonate o mail di colleghi e amici, piuttosto sconcertati, che mi inducono a chiederLe ospitalità per fissare alcuni punti. 1.E' noto che sono l'unico magistrato italiano al quale (nella passata legislatura) sono stati dedicati prima un decreto e poi una legge «contra personam», che mi hanno espropriato di un diritto: quello di concorrere, alla pari con altri colleghi, alla carica di Procuratore nazionale Antimafia. Leggo ora che il dr. Grasso è «fortemente critico contro quella scelta governativa». Parole sante, ma - se posso permettermi - lievemente tardive: un paio d'anni di ritardo, non di più. Dirlo nei mesi in cui quelle leggi furono presentate, discusse e approvate, magari sarebbe stato meglio. E avrebbe avuto ben diverso senso e portata. Invece, ecco il paradosso: si rivendicano «temperamento sportivo» e sano «agonismo» soltanto molto tempo dopo che la partita si è conclusa, e conclusa con uno stravolgimento delle regole operato a partita in corso (come se qualcuno avesse imposto per legge, tra il primo e il secondo tempo di un incontro di calcio, l'espulsione degli avversari?..). 2.L'intervistatore chiede al dr. Grasso di una presunta «enorme campagna denigratoria nei suoi confronti e contro l'ufficio da lui diretto per sei anni». Il dr. Grasso risponde che, sì, c'è stato un «acuirsi dell'attacco mediatico ed editoriale» nei suoi confronti in vista della «corsa alla nomina di procuratore nazionale». Che strano: avrei detto che l'enorme campagna denigratoria e l'attacco mediatico ed editoriale fosse avvenuto nei miei confronti e contro l'ufficio da me diretto per sette anni; ma forse mi sono perso qualcosa. Avrò preso un abbaglio, ma mi era sembrato che diverso fosse l'approc cio destinato al dr. Grasso dai giornali e dalle tv che da oltre un decennio si esercitano a dipingere il sottoscritto e i colleghi che hanno avuto il «torto» di lavorare con lui a Palermo come loschi figuri dediti a processi «politici», manipolazione di pentiti, persecuzioni giudiziarie e via calunniando.

3.Non so a quali magistrati il dr. Grasso alluda quando censura - senza che nel Vostro articolo si faccia alcun nome - chi sostiene «l'esigenza di celebrare comunque i processi» a prescindere dalle prove, chi imbastisce «processi spettacolari», chi si pone fuori della Costituzione pensando «alle inchieste come a una gogna pubblica, efficace perché distrugge una carriera politica». So però che tali allusioni non possono riguardare i processi a carico di vari imputati cosiddetti «eccellenti» avviati dalla Procura di Palermo sotto la mia gestione, perché sono processi regolarmente conclusi con sentenze (siano esse di condanna, di prescrizione del «reato commesso» o di assoluzione per sostanziale insufficienza di prove) che sempre hanno confermato i fatti gravissimi che stavano alla base dell'impianto accusatorio e che andavano dunque, in ossequio alla Costituzione e alla legge italiana, sottoposti a l vaglio del giudice. A parte il fatto - ma non credo certo di doverlo ricordare ad un magistrato - che nessuna Procura può mandare a processo chicchessia, se il giudice (terzo) dell'udienza preliminare non dispone il rinvio a giudizio.

4.Il dr. Grasso cita, a sostegno delle sue polemiche contro i «processi gogna», il consigliere Antonino Caponnetto. Il che mi conferma nella convinzione che le allusioni polemiche non possono riguardare il sottoscritto, visto che mai - neppure nelle tantissime occasioni di incontri privati, Nino Caponnetto ebbe a esprimermi il benché minimo dubbio o dissenso su uno dei processi avviati dal mio Ufficio, sempre - anzi - da lui pubblicamente sostenuti con passione e rigore tecnico.

5.Infine, ma dev'essere frutto della mia ormai cronica distrazione, in questi anni ho visto ben poche «gogne» per i politici imputati, quasi sempre beatificati da certa tv e certi giornali. Ho visto, invece, molte «gogne» per i magistrati che, in ossequio alla legge e alla Costituzione, osavano inquisirli in presenza di gravi notizie di reato, facendo il loro dovere senza timidezze. Naturalmente, «gogne» non per tutti i magistrati. Solo per alcuni. In particolare, solo per quelli che, ispirandosi all'insegnamento di Falcone e Borsellino, hanno ritenuto di dover «voltare pagina», indagando non solo sull'ala militare della mafia, ma anche sulle sue connessioni col potere politico ed economico, su quella «singolare convergenza tra interessi mafiosi e interessi attinenti alla gestione della cosa pubblica», su quei «fatti che non possono non presupporre tutto un retroterra di segreti ed inquietanti collegamenti, che vanno ben al di là della mera contiguità» (fatti e convergenze denunziati nella sentenza-ordinanza del primo maxiprocesso: 1985). «Voltare pagina»: questo è ciò che io ed i colleghi che per quasi sette anni hanno lavorato con me a Palermo, abbiamo cercato di fare dopo le stragi del 1992, in una situazione di catastrofe nazionale incombente. Niente di straordinario. Ogni magistrato con la schiena dritta avrebbe agito come noi. Ma è proprio «questa» magistratura che non a tutti piace.
Andrea Sacco
Posted Apr 26, 2007 6:49 PM
AndreaSacco
Torino, IT
Post #: 1,451
DA Casa delal legalita' http://www.genovaweb.... - arrivata sempre da Fabionews


di Marco Travaglio


POSTA PRIORITARIA
12 / 04 / 2007
Chi scrive è il mullah Omar. Ho 44 anni, 4 mogli, vari figli, sono di Kandahar, dunque non
sono arabo: sono afghano.
A 20 anni combattevo l?Armata rossa (ci ho rimesso letteralmente un occhio della testa), ora
combatto gli Stati Uniti, gli inglesi e i loro alleati.
Quando combattevo i sovietici, a voi occidentali piacevo tanto: le armi ce le passavate voi.
Conosco Bin Laden dai tempi dell?invasione sovietica, quando anche lui vi piaceva parecchio.
Ma non abbiamo niente in comune: lui è un arabo, un califfo saudita pieno di petrodollari. Ci
aiutò contro l?Armata rossa e dopo ci diede un sacco di soldi per costruire strade,ponti, scuole e
ospedali. Per questo era molto amato dagli afghani e quando entrai in Kabul, nel 1996, lo
lasciai lì. Ma nel ?98 fu accusato di aver ordito gli attentati alle ambasciate Usa in Kenya e in
Tanzania e Clinton cominciò a bombardare l?Afghanistan nella zona di Khost. Morirono
centinaia di civili ma Bin Laden non era lì.
Tra il mio governo e Clinton ci fu una trattativa: ma sì, risulta dai documenti del Dipartimento
di Stato, anche gli americani trattavano con i talebani. Avevano il mio numero. Mandai il mio
braccio destro Wakij Ahmed a Washington, a incontrare due volte Clinton: il 28 novembre e il
18 dicembre ?98. Clinton voleva che ammazzassimo Bin Laden, o almeno lo espellessimo.
Espellerlo non potevamo: era troppo popolare. Offrimmo di fornire le coordinate del suo
nascondiglio, così che gli Usa potessero centrarlo a colpo sicuro. Purché la smettessero di
bombardarci. Clinton, inspiegabilmente, rifiutò.
Poi i nostri rapporti peggiorarono ancora, ma non certo per il burka alle donne o per le tv
distrutte o per le statue del Buddha polverizzate:fu perché rifiutai di affidare la costruzione del
mega gasdotto dal Turkmenistan al Pakistan all?americana Unocal. Gli americani se la legarono
al dito, anche perché nell?Unical erano impicciati Dick Cheney, Condoleezza Rice e l?attuale
presidente afghano Hamid Karzai. Ora fingete di scandalizzarvi tanto per l?oppio: ma proposi
più volte all?America e all?Onu di bloccare la coltivazione del papavero in cambio del nostro
riconoscimento. Risposero picche. Nel 2000 bloccai unilateralmente la coltivazione del
papavero, tra le proteste di centinaia di migliaia di contadini: ma il Corano vieta di produrre e
consumare droga, e per me il Corano è una cosa seria. Risultato: il prezzo dell?oppio salì alle
stelle. Un danno terribile per le grandi mafie del narcotraffico mondiale. Sarà un caso, ma meno
di un anno dopo ci avete attaccati. Ora, nell?Afghanistan ?liberato? e ?democratico?, si produce
più oppio di prima: produciamo l?87% dell?oppio mondiale.
Dopo l?11 settembre gli americani ci han chiesto di nuovo di consegnare Bin Laden. Abbiamo
chiesto le prove del suo coinvolgimento. Non ce le han date. Noi non abbiamo dato Bin Laden.
E ci hanno attaccati. Anche se non c?era un solo afghano nei commandos delle Torri gemelle,
né un solo afghano è stato mai trovato nelle cellule di Al Qaeda: c?erano sauditi, egiziani,
giordani, tunisini, algerini, marocchini, yemeniti. Non afghani né iracheni. Eppure avete invaso
proprio l?Iraq e l?Afghanistan. Avete mai pensato di bombardare la Sicilia per cinque anni per
stanare Provenzano? Eppure quello era latitante da 43 anni, Bin Laden solo da un paio.
Noi non siamo un popolo di terroristi. Le prime autobombe sono esplose nel 2006, dopo 5 anni
di occupazione. Un po? perché molti terroristi vengono da fuori. Un po? perché coi russi,
almeno, riuscivamo a fare la guerra: le loro truppe erano sul campo. Con gli americani è
impossibile: li vediamo sfrecciare sui loro B52 a 10 mila metri d?altezza. Un anno fa un
Predator americano, senza pilota né equipaggio, ha bombardato il piccolo villaggio pachistano
di Domadola, al confine con l?Afghanistan, pensando che io e Al Zawahiri fossimo lì. Ha
ucciso 18 civili, tra cui 8 donne e 5 bambini. Il Predator era telecomandato da una base del
Nevada, dove il pilota dirigeva le operazioni via satellite.
Dite che teniamo le nostre donne troppo coperte. Può darsi. Ma voi esagerate nell?altro senso:
possibile che da voi una donna, per andare in tv, debba mettersi in costume da bagno, magari
col crocifisso tra le tette? Non avete un posto più decente per mettere il figlio del vostro Dio?
Ora vi devo salutare. Ma consentitemi di ringraziarvi per il servigio che, involontariamente,
avete reso a me e ai taliban: nel 2001, quando ci avete cacciati da Kabul, stavamo sulle palle a
gran parte degli afghani.Ora che gli afghani vi hanno conosciuti e han visto all?opera il
cosiddetto presidente democratico Karzai, siamo diventati popolarissimi. Tant?è che io
continuo a girare in bicicletta e in sidecar. Sulla mia testa c?è una taglia da 50 milioni di dollari,
ma nessuno ha mai pensato di tradirmi per intascarla. Vi lascio con un pensiero di un vostro
santo, che dovreste conoscere bene, Agostino da Ippona. È tratto dal De Civitate Dei: ?Una
volta fu portato al cospetto di Alessandro Magno un famoso pirata fatto prigioniero. Alessandro
gli chiese: ?Perchè infesti i mari con tanta audacia e libertà??. Il pirata rispose: ?Per lo stesso
motivo per cui tu infesti la terra; ma poiché io lo faccio con un piccolo naviglio, sono chiamato
pirata; poiché tu lo fai con una grande flotta sei chiamato imperatore??.
Cordiali saluti, il Mullah Omar
Andrea Sacco
Posted Apr 26, 2007 6:50 PM
AndreaSacco
Torino, IT
Post #: 1,452

Al Cittadino non far Sapere

di Marco Travaglio

Cari lettori, quando il Parlamento approva una legge all?unanimità, di solito bisogna preoccuparsi. Indulto docet. Questa volta è anche peggio. L?altroieri, in poche ore, con i voti della destra, del centro e della sinistra (447 sì e 7 astenuti, tra cui Giulietti, Carra, De Zulueta, Zaccaria e Caldarola), la Camera ha dato il via libera alla legge Mastella che di fatto cancella la cronaca giudiziaria. Nessuno si lasci ingannare dall?uso furbetto delle parole: non è una legge ?in difesa della privacy? (che esiste da 15 anni) nè contro ?la gogna delle intercettazioni?. Questa è una legge che, se passerà pure al Senato, impedirà ai giornalisti di raccontare - e ai cittadini di conoscere - le indagini della magistratura e in certi casi persino i processi di primo e secondo grado. Non è una legge contro i giorna listi. È una legge contro i cittadini ansiosi di essere informati sugli scandali del potere, ma anche sul vicino di casa sospettato di pedofilia. Vediamo perché.
Oggi gli atti d?indagine sono coperti dal segreto investigativo finché diventano ?conoscibili dall?indagato?.
Da allora non sono più segreti e se ne può parlare. Per chi li pubblica integralmente, c?è un blando divieto di pubblicazione, la cui violazione è sanzionata con una multa da 51 a 258 euro, talmente lieve da essere sopportabile quando le carte investono il diritto-dovere di cronaca. Dunque i verbali d?interrogatorio, le ordinanze di custodia, i verbali di perquisizione e sequestro, che per definizione vengono consegnati all?indagato e al difensore, non sono segreti e si possono raccontare e, di fatto, citare testualmente (alla peggio si paga la mini-multa). È per questo che, ai tempi di Mani Pulite, gli italiani han potuto sapere in tempo reale i nomi dei politici e degli imprenditori indagati, e di cosa erano accusati. È per questo che, di recente, abbiamo potuto conoscere subito molti particolari di Bancopoli, Furbettopoli, Calciopoli, Vallettopoli, dei crac Cirio e Parmalat, degli spionaggi di Telecom e Sismi.
Fosse stata già in vigore la legge Mastella, Fazio sarebbe ancora al suo posto, Moggi seguiterebbe a truccare i campionati, Fiorani a derubare i correntisti Bpl, Gnutti e Consorte ad accumulare fortune in barba alle regole, Pollari e Pompa a spiare a destra e manca. Per la semplice ragione che, al momento, costoro non sono stati arrestati né processati: dunque non sapremmo ancora nulla delle accuse a loro carico. Lo stesso vale per i sospetti serial killer e pedofili, che potrebbero agire indisturbati senza che i vicini di casa sappiano di cosa sono sospettati.
La nuova legge,infatti,da un lato aggrava a dismisura le sanzioni per chi infrange il divieto di pubblicazione: arresto fino a 30 giorni o, in alternativa, ammenda da 10 mila a 100 mila euro (cifre che nessun cronista è disposto a pagare pur di dare una notizia). Dall?altro allarga à gogò il novero degli atti non più pubblicabili. Anzitutto ?è vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del pm o delle investigazioni difensive, anche se non più coperti da segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell?udienza preliminare?. La notizia è vera e non é segreta, ma è vietato pubblicarla: i giornalisti la sapranno, ma non potranno più raccontarla. A meno che non vogliano rovinarsi, sborsando decine di migliaia di euro.
È pure vietato pubblicare, anche solo nel contenuto, ?la documentazione e gli atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati sul traffico telefonico e telematico, anche se non più coperti da segreto?. Le intercettazioni °© che hanno il pregio di fotografare in diretta un comportamento illecito, o comunque immorale, o deontologicamente grave °© sono sempre top secret.
Bontà loro, gli unanimi legislatori consentiranno ancora ai giornalisti di raccontare che Tizio è stato arrestato (anche per evitare strani fenomeni di desaparecidos, come nel vecchio Sudamerica o nella Russia e nell?Iraq di oggi). Si potranno ancora riferire, ma solo nel contenuto e non nel testo, le misure cautelari, eccetto ?le parti che riproducono il contenuto di intercettazioni?. Troppo chiare per farle sapere alla gente.
E i dibattimenti? Almeno quelli sono pubblici, ma fino a un certo punto: ?non possono essere pubblicati gli atti del fascicolo del pm, se non dopo la pronuncia della sentenza d?appello?. Le accuse raccolte (esempio, nei processi Tanzi, Wanna Marchi, Cuffaro, Cogne, Berlusconi etc.) si potranno conoscere dopo una decina d?anni da quando sono state raccolte: alla fine dell?appello. Non è meraviglioso?
L?ultima parte della legge è una minaccia ai magistrati che indagano e intercettano ?troppo?, come se l?obbligatorietà dell? azione penale fosse compatibile con criteri quantitativi o di convenienza economica: le spese delle Procure per intercettazioni (che peraltro vengono poi pagate dagli imputati condannati, ma questo nessuno lo ricorda mai) saranno vagliate dalla Corte dei Conti per eventuali responsabilità contabili. Così, per non rischiare di risponderne di tasca propria, nessun pm si spingerà troppo in là, soprattutto per gli indagati eccellenti.
A parte «Il Giornale», nessun quotidiano ha finora compreso la gravità del provvedimento. L?Ordine dei giornalisti continua a concentrarsi su un falso problema: quello del ?carcere per i giornalisti?, che è un?ipotesi puramente teorica, in un paese in cui bisogna totalizzare più di 3 anni di reclusione per rischiare di finire dentro. Qui la questione non è il carcere: sono le multe. Molto meglio una o più condanne (perlopiù virtuali) a qualche mese di galera, che una multa che nessun giornalista sarà mai disposto a pagare. Se esistessero editori seri, sarebbero in prima fila contro la legge Mastella. A costo di lanciare un referendum abrogativo. Invece se ne infischiano: meno notizie ?scomode? portano i cronisti, meno grane e cause giudiziarie avrà l?azienda.
Mastella, comprensibilmente, esulta: «Un grande ed esaltante momento della nostra attività parlamentare». Pecorella pure: «Una buona riforma, varata col contributo fondamentale dell?opposizione». Vivi applausi da tutto l?emiciclo, che è riuscito finalmente là dove persino Berlusconi aveva fallito: imbavagliare i cronisti. Ma a stupire non è la cosiddetta Casa delle Libertà, che facendo onore alla sua ragione sociale ha tentato fino all?ultimo di aumentare le pene detentive e le multe (fino al 500 mila euro!) per i giornalisti. È l?Unione, che nell?elefantiaco programma elettorale aveva promesso di allargare la libertà di stampa. Invece l?ha allegramente limitata con la gentile collaborazione del centrodestra. Ma chi sostiene che nell?ultimo anno non è cambiato nulla, ha torto marcio. Quando le leggi-vergogna le faceva Berlusconi, l?opposizione strillava e votava contro. Ora che le fa l?Unione, l?opposizione non strilla, anzi le vota. In vista del passaggio al Senato, cari lettori, facciamoci sentire almeno noi, giornalisti e cittadini.


da Fabionews
tibe
Posted May 4, 2007 6:04 PM
user 4074216
Torino, IT
Post #: 17
Da www.gennarocarotenuto.it

Segreto di Stato: a Genova ci fu un disegno repressivo, prima condanna per la Polizia del G8 del 2001

La censura da parte dei media è stata rigida ed assoluta: della sentenza di Genova non si doveva parlare. Infatti incredibilmente non ne ha scritto neanche il Manifesto e dovrebbe spiegare perché.
di Gennaro Carotenuto

Alzi la mano chi ha saputo che la settimana scorsa a Genova c'è stata la prima condanna per i pestaggi della Polizia durante il G8 del 2001. Eppure la sentenza di Genova è un passaggio capitale per la ricostruzione della verità e la giustizia di quello che successe nel capoluogo ligure oramai 6 anni fa. E ci spiega anche molto del disegno politico sotteso alla repressione.

Lo Stato è stato condannato a risarcire Marina Spaccini, 50 anni, pediatra triestina, volontaria per quattro anni in Africa, per il pestaggio che subì da parte della Polizia in via Assarotti, nel pomeriggio del 20 luglio 2001. Marina, come decine di migliaia di militanti cattolici della Rete Lilliput, era seduta, con le mani alzate dipinte di bianco, gridando ?non violenza?, quando fu massacrata dalla Polizia. Questa si è difesa sostenendo (sic!) che non era possibile distinguere tra le mani dipinte di bianco di Marina e i Black Block. Per il giudice Angela Latella invece la selvaggia repressione genovese ?e la cortina di menzogne sollevata per coprirle- è stata una delle pagine più nere di tutta la storia della Polizia di Stato e per la prima volta ciò viene scritto in una sentenza. Non solo, è ben più grave quello che è scritto nella sentenza genovese. Quelle dei poliziotti non furono né iniziative isolate né eccessi, ma facevano parte di un disegno criminale.

Si inizia a confermare in via processuale quello che chi scrive sostiene e scrive da sei anni. A Genova vi fu un disegno criminale selettivo da parte di apparati dello stato. Tale disegno era teso a terrorizzare non tanto la sinistra radicale ma il pacifismo cattolico, in particolare la Rete Lilliput, che per la prima volta in maniera così convinta e numerosa scendeva in piazza saldandosi in un unico enorme fronte antineoliberale con la sinistra.

Le ragazze e i ragazzi delle parrocchie furono quelli che pagarono il prezzo più alto, soprattutto sabato. I loro spezzoni di corteo furono sistematicamente bersagliati dai lacrimogeni e centinaia di loro furono pestati selvaggiamente. Ma, soprattutto decine di migliaia di loro, e le loro famiglie, furono spaventati a morte in una logica pienamente terroristica. Quanti dopo Genova sono rimasti a casa?

Di fronte all?immagine sorda data dai grandi della terra, Bush, Blair, Berlusconi, quel movimento pacifico, colorato, credibile, fatto di persone serie e non dei pescecani rinchiusi nella città proibita, che si era riunito intorno alle proposte concrete per un nuovo mondo possibile del Genoa Social Forum, doveva essere schiacciato. Non lo sapevamo, ma mancavano 50 giorni all?11 settembre.

Riporto nel sito (RIPORTATO DI SEGUITO)l?articolo dell?eccellente Massimo Calandri, apparso SOLO sulle pagine genovesi di Repubblica lo scorso 29 aprile. E' normale secondo voi? Esiste ancora il diritto ad essere informati in questo paese?

Prima condanna per le violenze delle forze dell'ordine contro i manifestanti: "Non furono iniziative isolate"
G8, condannato il Ministero - Missionaria picchiata, risarciti invalidità e danni morali "Ho solo ottenuto quello che attendevo da 6 anni: giustizia"


MASSIMO CALANDRI

LA PRIMA condanna nei confronti del Ministero dell'Interno per le illecite e gratuite violenze dei suoi poliziotti è arrivata nei giorni scorsi, e cioè circa sei anni dopo la vergogna del G8 genovese. Ma le parole con cui il giudice istruttore Angela Latella ha motivato la sua decisione rinfrescano la memoria.

Ricordando a tutti che quelle cariche sanguinarie,quelle teste rotte a manganellate, quei lacrimogeni sparati contro le persone inermi, non erano frutto dell'iniziativa isolata o dell'autonomo eccesso di qualche agente. Facevano invece parte di un più ampio disegno -così come le menzogne raccontate più tardi per coprire le nefandezze - , che rappresenta una delle pagine più buie nella storia della Polizia di Stato.

Il tribunale del capoluogo ligure ha dato ragione a Marina Spaccini, pediatra cinquantenne di origine triestina, pacifista che per quattro anni ha lavorato in due ospedali missionari del Kenia. Alle due del pomeriggio del 20 luglio, era il 2001, venne pestata a sangue in via Assarotti. Partecipava alla manifestazione della Rete Lilliput, era tra quelli che alzava in alto le mani dipinte di bianco urlando: "Non violenza!".

Gli agenti e i loro capi avrebbero poi raccontato che stavano dando la caccia ad un gruppo di Black Bloc, che c'era una gran confusione e qualcuno tirava contro di loro le molotov, che non era possibile distinguere tra "buoni" e "cattivi": bugie smascherate nel corso del processo, come sottolineato dal giudice. I cattivi c'erano per davvero, ed erano i poliziotti che a bastonate aprirono una vasta ferita sulla fronte della pediatra triestina. Dal momento che quegli agenti, come in buona parte degli episodi legati al vertice, non sono stati identificati, Angela Latella ha deciso di condannare il Ministero dell'Interno. La cifra che verrà pagata a Marina Spaccini non è certo clamorosa - cinquemila euro tra invalidità, danni morali ed esistenziali - , ma il punto è evidentemente un altro.

«Se risulta chiaramente che la Spaccini sia stata oggetto di un atto di violenza da parte di un appartenente alle forze di polizia - scrive il giudice - , non si può neppure porre in dubbio che non si sia trattato né di un'iniziativa isolata, di un qualche autonomo eccesso da parte di qualche agente, né di un fatale inconveniente durante una legittima operazione di polizia volta e riportare l'ordine pubblico gravemente messo in pericolo».

Perché l'intervento della polizia non fu «legittimo», è ormai abbastanza chiaro. Lo hanno confermato i testimoni e in un certo senso gli stessi poliziotti e funzionari, con le loro contraddizioni: «Gli aggressori erano diverse decine; l'ordine era di caricarli, disperderli ed arrestarli», hanno detto, interrogati. Ma poi risulta che furono arrestati solo due ragazzi (non feriti), la cui posizione fu in seguito peraltro archiviata. La pacifista era assistita dagli avvocati Alessandra Ballerini e Marco Vano. Il giudice ha sottolineato come fotografie e filmati portati in aula «siano stati illuminanti»: «Si vedono ammanettare persone vestite normalmente; più poliziotti colpire con i manganelli una persona a terra, inerme. La stessa Spaccini è una persona di cinquant'anni, di cui giustamente si sottolinea l'aspetto mite». E poi, le testimonianze come quella di una signora settantenne che parla di una «manifestazione assolutamente pacifica e allegra» e di aver quindi visto agenti «bastonare ferocemente persone con le mani alzate ed inermi come lei». Marina Spaccini ha accolto il giudizio con un sorriso: «Era semplicemente quello che attendevo da sei anni. Giustizia».

Fonte: Fabionews
tibe
Posted May 4, 2007 6:17 PM
user 4074216
Torino, IT
Post #: 18
Liberta' di stampa

Ieri si e' celebrata la Giornata mondiale per la liberta' di stampa e come ogni anno l'ong americana Freedom House, istituto di ricerca nato per monitorare e promuovere le liberta' e le democrazie nel mondo, ha presentato il suo rapporto sulla liberta' di informazione.
Ci sono buone notizie, almeno per l'Italia che da paese "parzialmente libero" passa a "libero", salendo dal 79.mo posto al 61.mo nella classifica mondiale (195 i paesi in esame).
L'Italia "era l'unico membro dell'Unione Europea ad apparire nella categoria dei Paesi 'parzialmente liberi' - si legge nel rapporto - ed e' stata promossa nel 2006 soprattutto in conseguenza della fine dell'incarico di presidente del Consiglio del magnate dell'informazione Silvio Berlusconi".
Abbiamo superato le Tonga, il Burkina Faso e il Botswana, ma rimaniamo sempre dietro a Kiribati, Tuvalu, Nauru e soprattutto al Mali.
Se volete vedere tutta la classifica http://www.freedomhou...
Nonostante alcuni buoni segnali, a livello planetario la liberta' di stampa incontra ostacoli sempre piu' grandi. In generale il 62% dei paesi monitorati e' tra "Non libero" e "Parzialmente libero", in Cina, Siria, Libia, Cuba, Corea del Nord la liberta' di stampa resta un obiettivo lontano e il potere imbavaglia l'informazione scomoda, anche quella che gira sui nuovi media come internet.

Fonte: Fabionews
A former member
Posted May 7, 2007 11:54 AM
Post #: 231
Segnalo un blog piuttosto interessante, dal titolo Ecoblog.
Ogni giorno numerose notizie legate alle energie alternative, innovazioni per risparmiare energia e molto altro.

http://www.ecoblog.it...
A former member
Posted May 8, 2007 11:38 AM
Post #: 233
Giornale a ditribuzione gratuita LA NUOVA VOCE - Settimanale d'informazione dei borghi torinesi.
8 maggio 2007.

Intervista a Sergio Chiamparino a firma di Patrizia Durante.

Riporto alcuni stralci dell'intervista.

Domanda: Il termine della tratta ad alta velocità tra Torino e Milano apre nuove prospettive. Quali oppurtunità? Diventare città dormitorio o ossibilità di trasferire sedi sociali di grosse realtà industriali, visti i costi del lavoro e immobiliari inferiori?
Risposta: Ho sempre sostenuto che l'alta velocità è uno strumento fondamentale, non solo epr il Piemonte naturalmente, ma per l'intero paese. Perdere questa occasione significa perdere un'oppurtunità di sviluppo irripetibile per il lavoro che può creare e per il tipo e la qualità delle ricadute economiche che provocherà. Mi sembra che l'osservatorio di Virano stia lavorando bene, senza posizioni ideologiche e che abbia il merito di avere riannodato un dialogo con le popolazioni locali.

Domanda: E' di qualche giorno fa la notizia della costruzione di cinque isole ecologiche in alcune zone della città. Si sta pensando a una via alternativa al porta a porta?
Risposta: No, il Porta a Porta è e rimane la strada maestra per un corretto e completo smaltimento dei rifiuti. Per incrementare questa pratica saranno create a Torino cinque "isole ecologiche" per citare il Direttore Generale dell'Amiat, Claudio Sola, che ne ha parlato: cioè contenitori sotterranei della capacità di 5000 metri cubi (per i rifiuti indifferenziati), 3000 metri cubi (per i rifiuti organici) e così via. I cittadini delle 5 aree interessate oltre ad essere informati saranno dotati di tessera magnetica che consentirà il monitoraggio della raccolta. Resta comunque il principio di responsabilizzazione dei cittadini come elemento primario dell'iniziativa.

Poi si parla di sicurezza, sport, turismo ecc. chi fosse interessato all'intervista intera, troverà il giornale davanti agli espositori dei bar.
tibe
Posted May 8, 2007 2:02 PM
user 4074216
Torino, IT
Post #: 19
Zanotelli a Prodi: Presidente, che delusione!
Pax Christi
giovedì, 03 maggio, 2007

Egregio Presidente del Consiglio,
Pax et Bonum. Le auguro di cuore che questa antica benedizione francescana che raccoglie quella ebraica dello Shalom (pienezza di vita) diventi il Suo programma di governo. Io avevo tanto sperato che il suo governo avrebbe riportato l?Italia a essere Paese non più in guerra con altri Paesi, come prevede la Costituzione italiana (art.11). Purtroppo non è stato così. Ne prendo atto con rammarico. Devo confessarle che non me lo aspettavo. Non mi aspettavo la decisione di rimanere in Afghanistan. Una guerra ingiusta contro un popolo che non ci aveva fatto proprio nulla. Ma soprattutto non mi aspettavo una politica che mira a rendere l?Italia un Paese armato e a immetterlo nel complesso militar-industriale mondiale.

I fatti sono sotto gli occhi di tutti:

1. Il suo invito, lo scorso settembre durante la sua visita in Cina di porre fine all?embargo europeo e italiano per la vendita di armi al colosso cinese, è stato per tanti di noi un primo colpo al cuore.

2. La finanziaria di quest?anno ha stanziato 22 miliardi di euro per la Difesa. Un aumento del 12% rispetto alla ultima finanziaria del governo Berlusconi. Siamo al settimo posto al mondo per le spese militari.

3. Nella finanziaria di questo anno l?articolo 113 istituisce ?un fondo per le esigenze di investimento della difesa? cioè per la ricerca militare. Si tratta per i prossimi tre anni di qualcosa come quattro miliardi e mezzo di euro. È un fatto di estrema gravità.

4. Il sottosegretario alla difesa, on. Forcieri, ha firmato a Washington lo scorso febbraio il protocollo di intesa su produzione e sviluppo del caccia F-35 (Joint Strike Fighter). Se ne costruiranno oltre 4.500 esemplari al prezzo di 45 milioni di euro cadauno. Per questo progetto l?Italia dovrà stanziare subito un miliardo di euro.

5. La decisione di ampliare la base americana di Vicenza (aeroporto Dal Molin) presa dal suo governo contro la forte opposizione della popolazione vicentina è molto grave.

6. Il rafforzamento delle basi militari americano e Nato, soprattutto nel Sud Italia, che diventa la nuova frontiera della guerra al terrorismo. La base di Sigonella (Sicilia) è in procinto di essere triplicata, mentre Napoli diventa la nuova sede del Supremo Comando navale americano di pronto intervento che giocherà tramite il ?Comando dell?Africa? (Afri-Com) un ruolo notevole per il controllo americano del continente nero.

7. La firma, lo scorso febbraio di un memorandum di accordo quadro per fare entrare il nostro Paese sotto l?ombrello dello ?Scudo? antimissile. Un accordo negato all?inizio dal suo governo e in un secondo tempo, ammesso. Così l?Italia e Polonia sono dentro il programma dello scudo antimissile mentre Grecia e Turchia non lo hanno accettato. Questo spacca ulteriormente l?unione europea e fa infuriare la Russia che grida alla ?minaccia?.

8. Secondo il rapporto del suo governo presentato in parlamento lo scorso marzo, l?Italia ha venduto armi per un valore di oltre 2,19 miliardi di euro con un aumento di vendite del 61% rispetto all?anno precedente. Grossi affari per le banche armate, ma soprattutto per il suo governo che è il maggior azionista delle fabbriche di armi italiane.

Da tutto ciò mi sembra ovvio affermare che il suo governo sta marciando a piena velocità verso una militarizzazione del territorio e verso l?inclusione dell?Italia nel complesso militare industriale mondiale. Che questo avvenga proprio sotto un ?governo amico? coperto da una ?stampa amica? proprio non riesco ad accettarlo. E più grave ancora, mentre troviamo i soldi per le armi, non li troviamo per la solidarietà internazionale (siamo fanalino di coda nella lista Ocse per l?aiuto ai Paesi impoveriti). E non troviamo neanche 280 milioni di euro per pagare il ?Fondo globale? per la lotta all?Aids, come era stato promesso ai vertici G8.

Presidente, che delusione! Soprattutto che tradimento dei poveri! Le auguro che l?urlo degli impoveriti che per 12 anni ho ascoltato nel mio corpo nella baraccopoli di Korogocho giunga al suo orecchio e l?aiuti a cambiare rotta.
Sono solo un povero missionario comboniano.

p. Alex Zanotelli
(Direttore di Mosaico di pace)
Napoli, 27 aprile 2007

www.unimondo.org
A former member
Posted May 9, 2007 12:07 AM
Post #: 257
da Torinoclick

I proventi delle multe destinati alla sicurezza stradale

Dove vanno a finire i soldi delle multe pagate dagli automobilisti indisciplinati? Quasi cinquanta degli oltre 55 milioni di euro - circa il 90% dei proventi che il Bilancio 2007 prevede saranno portati nelle casse di Palazzo civico dalle sanzioni per violazione delle norme del Codice della strada – saranno investiti in attività di manutenzione e realizzazione di opere finalizzate al miglioramento del sistema viabile cittadino, in interventi mirati a garantire maggiore sicurezza sulle strade e per l’aggiornamento del personale di Polizia municipale. A definirlo è una deliberazione dell’assessore al Bilancio, Gianguido Passoni, che, nel dettaglio, assegna cinque milioni di euro ai servizi di viabilità invernale gestiti dall’Amiat, cinque milioni e 800mila euro li destina alle spese per la gestione, l’energia elettrica e la manutenzione degli impianti semaforici affidata a Iride. Altri
16 milioni e mezzo serviranno a pagare la manutenzione e il consumo di energia elettrica per i servizi di illuminazione pubblica, 19 milioni e mezzo di euro gli interessi su mutui contratti per la realizzazioni di opere viarie, due milioni e mezzo di euro la manutenzione di strade ponti e cavalcavia, 400mila l’aggiornamento dell’archivio targhe e altri 150mila euro sono previsti per l’esercitazione e la formazione professionale degli agenti di Polizia municipale.

Mauro Gentile

Giù per il Po con l’auto, 10 giorni a
parlar d’acqua e d’ambiente


Nessuno si stupisca se tra il 18 ed il 27 maggio prossimi vedrà una Panda scendere lungo l’alveo del Po. Quell’auto esiste per davvero. L’iniziativa Finché c’è acqua c’è speranza – Una discesa sul Po per il Mali presentata oggi in sala Colonne a cura della Lvia, associazione di volontariato laico che opera come Ong in Africa, vedrà l’auto appositamente attrezzata scendere in 10 tappe il più lungo fiume italiano. Plurime le finalità: informare sui temi ambientali collegati all’acqua e al diritto al suo utilizzo, valorizzare il Po e la sua gente e lanciare un’operazione di solidarietà per sostenere un progetto idrico-sanitario sul fiume Niger in Mali. E’ intervenuto alla conferenza l’assessore all’Ambiente Domenico Mangone. (pm)
Filippo
Posted May 10, 2007 1:49 PM
lippofi
Torino, IT
Post #: 657
Cara Banca ti scrivo



Al Presidente di Banca Etica
al C.d.A.
al Comitato Etico
alla Fondazione Etica

Carissimi, pace e bene!
è da lungo tempo che volevo scrivervi questa lettera, ma ho sempre aspettato proprio perché ho sempre avuto paura di fare più male che bene! Ma dopo che per il secondo anno la Banca Popolare di Milano, associata a Banca Etica, è stata trovata ancora nelle liste delle banche armate, mi son sentito spinto a scrivervi. Per me è già grave che la Banca Etica non si sia accorta prima del comportamento della BPM. E se si era accorta, perché non ha subito reagito? E? una vicenda inquietante questa.

Nel 2004 sono stati domiciliati sulla BPM i famigerati incassi per fornitura all?estero di armi indicati nella Relazione governativa 2005. Un ammontare complessivo di circa 57 milioni di euro che copriva il 2% delle autorizzazioni richieste. Immediatamente la cosa è stata segnalata ai vertici di BPM fino a che, dopo una serie di chiarimenti, in data 20 maggio 2005, i vertici di entrambe le banche diffondono un comunicato congiunto in cui BPM si impegna per il futuro a rendere ?trasparente? e ?coerente? la propria condotta di ?banca non armata?. La reputazione del socio milanese sembrava salva. Senonchè, in occasione della Relazione presentata al Parlamento nell?aprile 2006, la percentuale degli importi delle transazioni di BPM è scesa dal 4,05% al 3,08%, mentre le commesse sono aumentate da 22 a 26. Il comportamento di BPM, recidivo, nonostante le prese di posizione e le dichiarazioni d?intenti, fa discutere chi nell?attività di Banca Etica crede si debba rispecchiare il profilo di una ?banca alternativa?, e non solo ?responsabile?. Sono rimasto sconcertato della risposta ufficiale della Dirigenza di Banca Etica: ?Il lavoro fatto su BPM nell?influenzarla secondo le nostre linee guida etiche è andato oltre ogni aspettativa?. Siete proprio convinti che la rete della società civile che vigila sulle tematiche della pace in Italia la pensi così?!

Ritengo che sia assolutamente inaccettabile che Banca Etica faccia affari con BPM e penso che il minimo che la BE dovrebbe chiedere a BPM e a tutte le banche iscritte è:
La non accettazione di operazioni di commercio di armi, il non sostegno e utilizzo diretto e indiretto di paradisi fiscali, la commercializzazione da parte delle banche partner solo di fondi etici nella loro gamma e che almeno i criteri individuati per questi siano applicati a tutti i fondi da loro commercializzati.
Questi punti devono essere vincolanti. Altrimenti molti soci vedranno tradita la loro fiducia inizialmente riposta nella Banca Etica. L?epilogo finale di questa vicenda dovrebbe essere la rottura di tutti gli accordi con la BPM.

Ho l?impressione che questa vicenda confermi il crescente scollamento fra il vertice e la base. Il rapporto col socio era il tratto distintivo di Banca Etica rispetto alle mille altre realtà del mondo della finanza che si dedicano alla finanza etica.

Il livello di frustrazione dei soci, anche di quella minoranza che partecipa nelle forme strutturate (coordinamenti, git, ecc.) è assai alto. Il nostro capitale sociale più importante è la motivazione delle persone, sono le relazioni. Spesso invece ci si trova in una situazione in cui il ruolo dei soci è mortificato.

Questo scollamento tra direzione di Padova ed i soci si è manifestato ultimamente in diversi episodi, come i fondi Telecom, come la cattiva gestione del sud, come l?accordo con le Poste italiane, o la costituzione del fondo pensione etico, e queste scelte sono state prese senza il coinvolgimento vero della base. Ho purtroppo l?impressione di una gestione verticistica della Banca in cui decisioni importanti vengono prese a Padova. Ho tanta paura che la Banca Etica compia scelte strategiche di fondo non nel pieno interesse della base sociale, ma col fine ultimo della crescita dimensionale ad ogni costo.

Oggi la Direzione della Banca sembra precocemente ripiegata su se stessa, sull?importante pratica quotidiana di far funzionare la Banca, ma incapace di vedere il senso e il ruolo di questa esperienza. C?è forse un eccesso di delega agli amministratori tale per cui la base sociale non è più in grado di controllarne le scelte strategiche di fondo?

La Banca Etica dovrebbe essere un esempio alternativo al sistema bancario tradizionale, a cominciare dalla sobrietà fino alle valutazioni etico sociali. La valutazione etico-sociale dovrebbe essere uno degli elementi distintivi e caratterizzanti della Banca. Eppure ancora oggi la maggior parte degli affidamenti vengono effettuati senza il VARI. Ma soprattutto oggi la valutazione etico-sociale è una pratica facoltativa e non vincolante. Su chi viene applicato? Su tutti i finanziati, oppure solo su una parte? Chi ne è escluso e perché? Ma soprattutto, se il parere è negativo che succede? Perché non è una pratica obbligatoria e vincolante?

Secondo molti soci c?è un annacquamento dell?identità culturale del progetto. La Banca sta passando da Banca ?Alternativa? a Banca solo ?Responsabile?, da un punto di vista politico Banca Etica è sempre meno diversa dagli altri. Ho paura che la BE abbia rinunciato al suo ruolo di trasformazione della società, dell?economia e della finanza. Sembra che la spinta innovativa si stia esaurendo e che la scelta ? forse inconsapevole ? sia di abbassare di un poco il tiro, per poter affermare tranquillamente di essere una banca che certe cose ?non le fa? (una banca responsabile), piuttosto che una banca alternativa, motore dell?economia solidale.

I soci non vogliono diventare solo una banca responsabile, ma restare Banca Alternativa. Permettetemi infine, dato che vivo da vari anni a Napoli e mi muovo soprattutto al sud, di sottolineare il poco impegno della Banca Etica verso il meridione d?Italia, e le cattive scelte fatte dalla Direzione al Sud. Una Banca che si definisce Etica dovrebbe concentrare il maggior impegno nei territori più deboli. Basta guardare come la rete di Banca Popolare Etica è distribuita sul territorio nazionale per rendersi conto che lo sviluppo della Banca ha finora penalizzato fortemente il Sud. Escluso Napoli, nelle altre regioni del mezzogiorno la presenza della Banca è esigua, insufficiente e seguita male. Inoltre, al Sud va meno del 10% del totale dei finanziamenti effettuati. Basti pensare che al Veneto arriva più del 20%, e alle reti Arci e Acli insieme va più del 10%.

Vi mando questa lettera anche in vista delle elezioni del 26 maggio per il rinnovo del cda, del collegio sindacale e del comitato di probiviri di Banca Etica. Purtroppo il regolamento scoraggia la presentazione di candidati indipendenti. Questo è molto strano, perché in altre banche popolari invece è possibile. E? un punto da rivedere se si vuole favorire la partecipazione dal basso.

Vi scrivo queste cose proprio con la passione che ho sempre avuto per Banca Etica perché desidero che diventi sempre più una banca che sia di esempio e di cambiamento, in Italia come in Europa.
Banca Etica è per me una perla preziosa. Guai se la perdiamo!

Fin dalla sua nascita l?ho sostenuta e fatta conoscere. Se vi scrivo è perché questo strumento di Resistenza al Sistema deve diventare sempre più efficace. Tocca a voi darvi da fare perché la Banca Etica sia sempre più una perla preziosa.
Buon lavoro,
p. Alex Zanotelli

Fonte: http://www.marcobosch...
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